I Måneskin parlano dei pericoli della popolarità e della sovraesposizione

Il gruppo discute dei lati oscuri della fama

I Måneskin stanno vivendo un periodo davvero d’oro. In attesa della pubblicazione del loro nuovo album “Rush!”, in uscita il 20 gennaio 2023, sono impegnati nel loro tour americano e collezionano un premio dopo l’altro. L’ultimo, l’American Music Award nella categoria Favorite Rock Song, è arrivato giusto nelle scorse ore.

Il successo ha però anche dei lati negativi e la rock band italiana ne ha parlato durante una recente conversazione pubblicata da Vogue Italia con Alessandro Michele, il direttore creativo di Gucci, la maison che cura i sempre originali look del gruppo.

Riguardo ai continui impegni che hanno attraversato nel corso degli ultimi due anni, dopo le vittorie al Festival di Sanremo e all’Eurovision, la bassista Victoria De Angelis ha raccontato: “Fino a due anni fa quando eravamo in tour mi mancavano Roma, la mia famiglia e i miei amici, ma quando tornavo mi bastava una settimana e friggevo, mi sentivo disorientata. Da un paio d’anni siamo in un moto perpetuo, ed è pazzesco ma anche pericoloso perché la mancanza di tempo rischia di intaccare il lato artistico: può capitare che ci troviamo a scrivere una canzone in cinque giorni ed è davvero insensato, dovremmo prenderci tutto il tempo del mondo per la nostra musica”.

Il chitarrista Thomas Raggi a questo punto ha aggiunto: “La cosa che più mi manca è avere del tempo per crescere come musicista, per portare tutto quello che imparo all’interno del nostro gruppo. Quando una macchina va così veloce è veramente difficile mantenere una componente artistica alta. Per questo mi prendo dei momenti – anche quando sono distrutto – in cui mi metto a suonare, non voglio rimanere indietro rispetto ai sogni che ho su di me”.

Il batterista Ethan Torchio ha quindi detto: “La sensazione che hai appena descritto è anche una mia ossessione: la chiamo ‘il paradosso dell’artista famoso’. Prima di diventare famoso, l’artista non è nessuno e ha tutto il tempo per studiare, quando la sua arte diventa famosa anche l’artista lo diventa, ma per via della fama non ha più il tempo di fare l’arte, è un loop…”.

Sempre sul tema della popolarità e del successo, il cantante Damiano David ha inoltre dichiarato: “È la malattia che ha colpito la musica negli ultimi anni. Siamo abituati a vedere artisti in promozione costantemente, sono sbalordito dalla mole di lavoro di Harry Styles, che probabilmente negli ultimi quattro anni non si è fermato un giorno. Da una parte dico: «Wow, che forza di volontà», ma mi chiedo se sia giusto abituare il nostro pubblico a questo tipo di consumo, si perde che siamo degli esseri umani. La sovraesposizione, e il lavorare troppo oltre alle proprie possibilità, è quello che ha distrutto le carriere dei migliori artisti delle ultime generazioni. Quando non riesci più a viverti la tua vita perché da una parte sei sommerso dalle responsabilità e dall’altra sei divorato dalla paura di sparire (cosa succede se dico di no all’intervista, alla tv, al tour), inizi a soffocare. Eviterei una seconda ondata di musicisti che impazziscono o muoiono gonfi di medicinali: ci sono tanti buoni artisti, me li terrei in salute per i prossimi anni!”.

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