Billie Eilish si spoglia, una potente dichiarazione contro gli slut shamer: “Il mio valore si basa sulla tua percezione?”

La più grande di tutti

Una delle più giovani stelle della musica ha appena dato una lezione al mondo intero. Con il suo primo album ha rivoluzionato il sound del pop, 18enne dei record, stiamo parlando di Billie Eilish. Famosa per i suoi abiti estremamente larghi e genderless, all'inizio di quest'anno, dopo aver condiviso un raro scatto in bikini, è stata vittima di slut shaming, ovvero giudicata con toni molto offensivi sulla base di quei soliti stereotipi che offendono le giovani ragazze. Classificare qualcuno in base a come si veste e non per il suo lavoro è davvero molto offensivo. Che fatica, vero?

Dato che è proprio il suo corpo a essere continuamente giudicato, Billie ha deciso di usarlo per mettere in scena una vera protesta. La cantautrice si spoglia in un cortometraggio intitolato NOT MY RESPONSIBILITY , all'inizio girato perché facesse parte dei visual del suo tour 2020, ma la pandemia globale ha rimandato tutti i concerti a data da destinarsi. Per questo motivo, Billie ha deciso di regalarlo al mondo pubblicandolo integralmente sui social. 

Billie si toglie i vestiti fino a rimanere in reggiseno: uno spettacolo sorprendente, considerando che in passato aveva spiegato di indossare abiti larghi appositamente per coprire il suo corpo, perché nessuno lo veda e si permetta di commentarlo.

Ma la parte più importante è il monologo che accompagna le immagini del video, un chiaro potente messaggio contro la logica svilente dei body shamer e degli slut shamer. Ecco la traduzione:

"Alcune persone odiano ciò che indosso, alcune lo lodano, alcune lo usano per umiliare gli altri, alcune persone lo usano per mortificarmi, ma so che stai guardando - sempre - e nulla di ciò che faccio rimane invisibile", dice Billie.

E poi continua, "Quindi mentre sento i tuoi sguardi, la tua disapprovazione o il tuo sospiro di sollievo, se vivessi vicino a te, non sarei mai in grado di muovermi. Vorresti che fossi più piccola? Più debole? Più morbida? Più alta? Vorresti che rimanessi tranquilla? Le mie spalle ti provocano? Il mio petto? Io sono il mio stomaco? I miei fianchi? Il corpo con cui sono nata, non è quello che volevi? ”

Se indosso abiti che sono comodi, non sono una donna. Se mi scopro, sono una p*****a. Anche se non hai mai visto il mio corpo, lo giudichi e mi giudichi per questo. Perché?". Infine conclude:"Facciamo ipotesi sulle persone in base alle loro dimensioni. Decidiamo chi sono, decidiamo cosa valgono. Se indosso di più, se indosso di meno, chi decide cosa mi definisce? Cosa significa? Il mio valore si basa solo sulla tua percezione? O la tua opinione su di me non è una mia responsabilità?

Billie ha così ragione e lo ha fatto nel modo così giusto che non ha senso aggiungere altro. Solo questo: perché viviamo ancora in un mondo in cui una diciottenne sente la necessità di dover ribellarsi al sessismo, alla percezione distorta del corpo femminile, a come il modo in cui una donna si veste, per molti, giustifica la sua umiliazione?

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