mancanoglispazi #96 – Speciale from SXSW 2014 Day 5

Il blog di Luca De Gennaro in diretta da Austin, Texas

Ogni anno usciamo dall'esperienza del SXSW con un concetto, una sensazione che ha attraversato i 5 giorni intensissimi che abbiamo vissuto ad Austin. Questa volta e' la "ricerca dell'eccellenza". Nel mondo della musica di oggi non basta essere "Ok", mentre abbiamo visto un sacco di artisti che sono "...beh, si, insomma, carini, Ok". La ricerca dell'eccellenza, nella musica pop, passa attraverso la canzone. "Songs are the coolest things in the world" sospirava Lady Gaga durante il suo "keynote" di ieri. Quasi sempre, in questi giorni, vedendo concerti di nuove bands, ho avuto la sensazione che si presti molta attenzione al "suono" e poca alla scrittura. E' come se tutti ricercassero il loro sound particolare per poter essere classificati dentro un genere, una nicchia, un mondo. Il che, di per se', non e' una brutta idea, perche' e' giusto scegliere a chi indirizzare il tuo messaggio, ma come ha detto stamattina Cee Lo Green, che sulla trasversalita' della musica ne sa qualcosa, "When music is divided into categories, it divides people". Anche ieri abbiamo visto diversi artisti "ok", Real Estate, Sam Smith, Ana Tijoux, Phantogram, Temples, tutti bravi, carini, tutto bene, ma le canzoni, ragazzi, dove sono le canzoni? Non voglio fare il "retro'", ma se una canzone vince il test del tempo vuol dire che e' bella, e le belle canzoni, in queste sere, quelle canzoni che ti riempiono il cuore, le abbiamo sentite dai Blondie, dai Coldplay, da Gary Numan. Anche Damon Albarn, che di canzoni che restano ne ha scritte eccome, nel suo concerto solista era li' a cercare il suono, e i pezzi erano solo "ok". Non sto dicendo che le canzoni belle siano solo quelle vecchie. Pochi anni fa ricordo di essere ripartito da Austin con in testa la singola canzone che aveva definito tutta la SXSW di quell'anno: "Time to pretend" degli Mgmt. Quella era una canzone, amici, una canzone che tra 30 anni sara' ancora bellissima, un "instant classic". Ovviamente, cosa hanno fatto gli Mgmt da allora in poi? Hanno girato la schiena alle canzoni, hanno cominciato a fare le robe strane, e oggi non contano piu' niente. Niente. Ho notato che i colleghi americani che ammiro, i giornalisti che in questi giorni hanno condotto i panels, passano molto tempo a studiare i testi delle canzoni di cui parlano. David Fricke di Rolling Stone, al commovente panel sulla figura di Lou Reed, ha ricordato le ore passate con lui a disquisire sulle singole canzoni, con Lou Reed che diceva "Ti rendi conto che stiamo facendo questa cosa da 30 anni?", e che aveva dedicato un intero album alla sua imminente scomparsa: "Magic and loss". "Io volevo capire bene cosa scriveva, lui voleva che io diventassi un giornalista migliore". Un artista parla attraverso le canzoni e le parole che canta. "Non e' facile cantare la realta', perche' la realta' non fa rima", ha detto Cee Lo Green. Un' ultima considerazione sulla musica dal vivo. E' vero che Austin in questo ambito fa storia a se', visto che lo slogan della citta' e' "The Live Music Capital Of The World", ma qui la musica live e' trattata come risorsa, come opportunita', non come problema. In questa citta' entrano 200 milioni di dollari ogni anno solo perche' c'e' il SXSW, questo e' l'indotto del festival. Tutto basato sul fatto che c'e' musica dal vivo ovunque, per 5 giorni e 5 notti. Le porte si aprono per ospitare la musica live. Ieri ho concluso la serata vedendo concerti in due chiese, una episcolale, l'altra presbiteriana. Con il prete che accoglieva il pubblico all'ingresso. E allora viene da pensare all'Italia, dove chiunque voglia fare musica live in un locale si scontra con le licenze, i permessi, le tasse, la Siae, il rumore, gli orari, le lamentele del vicinato, e alla fine con il fatto che alla gente non viene da pensare "Andiamo a passare la serata in quel posto perche' c'e' qualcuno che suona". La musica live, che e' spettacolo, intrattenimento, arte, da noi viene considerata una scocciatura. Da tutti. Dalle istituzioni e dal pubblico. A tutti i livelli: da chi si lamenta dei Rolling Stones al Circo Massimo e del volume a San Siro, fino a quelli che ti obbligano a spendere cifre enormi per insonorizzare un locale che ci mettera' anni prima di recuperare quella spesa, e quindi non avra' soldi per pagare le band e per avere un impianto buono, e via via tutto il resto. La musica dal vivo non solo e' la piu' efficace espressione dell'artista, ma e' anche un business, un lavoro, tanti lavori. Qui ci campa una citta' intera, la capitale di uno stato americano. Avere la possibilita' di suonare e' anche il modo piu' efficace per migliorare come musicisti e come autori, e questa e' l'esortazione con la quale voglio concludere i report di quest'anno, citando di nuovo una cosa che ha detto il simpatico Cee Lo Green nell'incontro di stamattina, rivolgendosi al pubblico in sala: "Prendetevi la vostra responsabilita'. Chiedete di piu' ai vostri artisti". Io questa responsabilita' me la sono presa da tutta la vita, da quando ho deciso che dovevo far sentire la musica alla gente, e quindi ho cominciato a selezionare quella che andava fatta circolare e quella che secondo me non lo meritava. L'altro giorno quando c'era qui Bob Rifo, raccontavamo al suo tour manager americano come ci siamo conosciuti: io ero in giuria in un contest per nuovi talenti, lui partecipava con un progetto punk. Mi scrisse, gli dissi che faceva schifo, che con quella roba non andava da nessuna parte. Mi invito' a un suo concerto, gli risposi "Non vengo, non mi piaci". Oggi racconta che da quella stroncatura comincio' a pensare che forse doveva cambiare qualcosa ed e' diventato, con i Bloody Beetroots, uno degli artisti elettronici piu' forti del mondo. Siamo diventati amici perche' gli ho parlato chiaro e lui ha ascoltato ed ha elaborato. E' giusto che noi cerchiamo di spingere gli artisti a fare di piu', ma chi suona deve andare in quella direzione, non si deve accontentare. Non basta essere "OK". Ogni artista e' una persona speciale, e quelli che fanno un lavoro come il mio lo fanno anche perche' amano essere a contatto con gli artisti, riconoscerne ed incoraggiarne il talento. Voi avete questo dono, il talento. Non c'e' niente di piu' bello del talento, e delle canzoni. Dovete nutrirlo, farlo crescere, dovete essere, sempre, alla ricerca dell'eccellenza.