mancanoglispazi #95 – Speciale from SXSW 2014 Day 4 Post 2

Il blog di Luca De Gennaro in diretta da Austin, Texas

Abbiamo fatto un minuto di silenzio. Un silenzio pienissimo. Una pausa dal continuo suono, dalle sollecitazioni alle quali siamo sottoposti in un festival del genere, dove si ascolta musica 24 ore per 5 giorni. Un momento che è stato chiesto dal palco della Brazos Hall prima del concerto finale, come pensiero alle 2 vittime dell’incidente dell’altra sera su Red River Street. A proposito del quale ieri leggevo una reazione su facebook da parte di un amico che organizza eventi musicali in Italia, che in sintesi diceva: “Pensate se fosse successo qui quello che è successo adAustin, ci sarebbero state subito licenze revocate, orari di chiusura dei locali anticipati, politici che vanno in tv a stigmatizzare, scaricabarile sulle responsabilità e tutta la categoria degli amanti della musica colpevolizzata dai media”. Invece sapete cosa è successo qui? Innanzitutto l’amministrazione cittadina, la polizia e l’organizzazione del festival si sono messi subito a lavorare insieme, aiutandosi a vicenda, hanno messo online immediatamente una raccolta fondi (SXSWCares) che in 24 ore ha raccolto già 33.000 dollari per sostenere le spese mediche e l’assistenza alle vittime, in diversi posti della città sono stati aperti centri di aiuto psicologico e di informazione, e il festival è continuato. Questo si chiama saper ragionare e lavorare. Giornata molto intensa quella di ieri, di incontri e racconti. La mattina Gary Numan raccontava che la sua band, Tubeway Army, era stata messa sotto contratto come gruppo punk, con 3 giorni per registrare un album. Appena entrano in studio scopre un sintetizzatore moog, resta affascinato dalla potenza di quel suono e fa tutto il disco con suoni elettronici. La casa discografica è incazzatissima ma lo pubblica lo stesso. Da un giorno all’altro lui si trova ad essere un idolo assoluto con i fans che lo aspettano sotto la casa dove ancora vive con i genitori, e il singolo Are Friends Electric vende 50.000 copie al giorno. Pioniere della scena elettronica, sottolinea però che una “scena” proprio non c’era. Le band che in ambito new wave usavano strumenti del genere erano scollegate e neanche si conoscevano tra loro: qui gli Human League, lì iDepeche Mode, là gli Ultravox. Non facevano “sistema”. Cosa che invece  è la grande forza della scena elettronica di oggi. Nel pomeriggio il party della Owsla, l’etichetta di Skrillex, era in collaborazione con un’altra etichetta, la Dim Mak di Steve Aoki, e nel backstage era tutto uno scambio di abbracci, sorrisi e files musicali tra djs di diversa provenienza. Sanno benissimo che il successo si alimenta collaborando, lavorando insieme (come la città di Austin per reagire alla tragedia), non creando rivalità e conflitti. “Io lavoro solo con gente a cui voglio bene”mi diceva ieri il nostro Bob Rifo, creatore del progetto Bloody Beetroots, che si è esibito in un infuocato dj set all’HavenSkrillex ha fuori un nuovo album, che nei primi giorni ha regalato ai fans attraverso una app che è anche un videogioco, ora è in vendita su Itunes e lui sta invitando i uoi seguaci a giocare a “Andiamo al numero uno in classifica”. Bellissimo. Il successo di un disco organizzato come un gioco a squadre. “Dai ragazzi, siamo al n.7, vai che ce la facciamo”. In un  mondo in cui tutti i sistemi di distribuzione evolvono dovrebbero evolvere di pari passo anche le retribuzioni, invece al panel “Your music, their video, your money”, che voleva fare il punto sulla monetizzazione delle visualizzazioni su Youtube, e’ stato chiaro che da quel punto di vista siamo ancora in una area grigia. E’ come se nessuno volesse o sapesse fare chiarezza su quanto e come si guadagna da Youtube. Le risposte iniziano sempre con “Dipende” e non c’e’ alcuna trasparenza. Sembra che il ragionamento sia ancora: “Meno male che c’è Youtube che offre grosse opportunità di visibilita’”. Ok, d’accordo, ma Youtube esiste da un po’ di anni e sarebbe il momento di capire meglio chi e come si spartisce la torta del traffico generato dagli utenti. Ho visto artisti e manager discutere delle virgole dei contratti discografici tradizionali, per capire in dettaglio quanto e come la circolazione dell’opera d’arte sarebbe stata retribuita. Qui mi pare sia ancora tutto per aria e tra gli artisti c’è una ovvia frustrazione, specialmente tra quelli nuovi. I quali però continuano ad essere il contenuto più interessante del SXSW, tanto è che anche quest’anno il canale di MTV destinato ai campus universitari, MTVU, ha organizzato qui l’annuale appuntamento con i “Woodie Awards”, che premiano i migliori nuovi artisti per “millennials”. Ora, va bene che giochiamo in casa, ma bisogna riconoscere che i colleghi di MTVU sono bravissimi a identificare ogni anno gli artisti che possono diventare big. Skrillex l’ho visto per la prima volta in vita mia proprio ai Woodies di 4 anni fa, e nellle ultime edizioni si sono esibiti gente come fun., Steve Aoki, Macklemore & Ryan Lewis, Haim e Zedd. Lo slogan di MTVU parla chiaro: “Music College Students Like”. La musica che piace agli studenti. Perfetto. Anche la formula dell’evento è molto interessante: ingresso  gratuito per tutti su prenotazione online, e braccialetto con attaccati buoni per bere e mangiare. Il festival inizia alle 16, finisce alle 22, tu stai lì, mangi e bevi gratis e ti vedi 10 concerti di artisti che parlano a quelli come te. Quando si dice “coccolare” il proprio pubblico di riferimento. Ieri sera i migliori sono stati i The 1975, veramente da tenere d’occhio con il loro stile tra il pop facile e la new wave funk (non per niente sono di Manchester), prima di loro abbiamo visto American Authors, già alti in classifica, Phantogram, Sam Smith ed altri, mentre la serata è stata chiusa da Iggy Azalea e Childish Gambino. Dopo questa overdose di musica “millennial” dovevamo pareggiare i conti e abbiamo chiuso la serata con una storica doppietta di monumenti  viventi: primaGary Numan e poi i Blondie, simboli entrambi di un momento creativamente altissimo (fine anni ’70, inizio ’80) delle due capitali mondiali della musica, Londra e New York. Vedere Debbie Harry  cantare i suoi classici e chiudere lo show con “Fight for your right to party” dei Beastie Boys ci ha fatto sentire ancora al centro dell’universo. Quei momenti in cui pensi “Ok, ho una certa eta’, sono le 2 di notte, sono in piedi da ore, sono appoggiato alla colonna di metallo di un locale di Austin Texas, l’ultima cosa che ho mangiato era un ”taco” unto nel camerino di Skrillex non ricordo quante ore fa, forse ho bevuto anche un bicchiere di vino di troppo, avrei bisogno di una doccia e di dormire, ma vaffanculo questo è il mio mondo, e va benissimo cosi’”.