mancanoglispazi #60

di LUCA DE GENNARO | "Preferisco essere un artista affamato che venire fottuto con successo..." o sarebbe meglio accettare i compromessi proposti dalle case discografiche?
Su Itunes sta spopolando l’album indipendente "The Heist" , di Macklemore & Ryan Lewis, che contiene la canzone “Jimmy Iovine” (www.youtube.com). Per chi non lo conoscesse, Jimmy Iovine è un famoso discografico e imprenditore della musica. Negli anni ‘70 ha prodotto album fondamentali di Bruce Springsteen, Patti Smith ed altri, e da tempo è il boss della Interscope, che ha fondato nel ’90, etichetta di Lady Gaga, Black Eyed Peas e Madonna, tra i tanti. Diciamo che in questo momento Iovine è l’emblema della figura del famigerato 'discografico'. Cosa dice la canzone? “Ti diamo 100.000 dollari, poi quando il tuo album esce ce li restituisci. E’ come un prestito. Vedrai, ce la farai con la vendita del merchandising più un terzo di quello che guadagni con i concerti. Il manager prende il 20, l’agente il 10, quindi, merda, dopo le tasse tu e Ryan vi spartite il 7%. Non è male, ho visto di peggio. Nessuno ti farà un’offerta migliore della nostra. Ho risposto: Apprezzo l’offerta, ma preferisco essere un artista affamato che venire fottuto con successo”. La canzone prende di mira, attraverso Iovine, tutto il sistema attuale della discografia, che secondo il loro punto di vista, reagisce alla crisi salvaguardando se stessa e cercando di 'fottere' gli artisti. Tra l’altro, proprio Jimmy Iovine, da scaltro professionista quale è, si è già creato una intelligente via di fuga dal mondo discografico lanciando in società con Dr.Dre le cuffie 'Beats', che sono in breve diventate le più fighe, cool, aspirazionali da avere in testa per tutti i ragazzi del mondo (le star del calcio ne sono i più efficaci testimonial 'globali'). Giustamente, Iovine ha visto che le vendite tradizionali della musica crollano ma la circolazione delle canzoni è illimitata. Con gli smartphone tutti ascoltano musica sempre e in movimento, quindi bisognerà pure ascoltarla bene, con un 'bell’oggetto' di alta qualità tecnologica e design figo. Eccoci qua. Crolla pure, discografia, io i dollaroni li faccio con le cuffie. Bravo Jimmy. Si torna dunque alla consueta domanda: si può fare da soli o, come spesso si dice, in realtà non c’è mai stato un artista che davvero ha avuto successo solo con Internet, la radio è ancora il mezzo promozionale più efficace, e insomma c’è ancora bisogno di una casa discografica per sfondare? E’ di pochi giorni fa la notizia del clamoroso ritorno da 'figliol prodigo' tra le braccia della discografia tradizionale del più convinto portabandiera dell’assoluta indipendenza: Trent Reznor. L’ex leader dei Nine Inch Nails aveva lasciato proprio la etichetta Interscope di Jimmy Iovine nel 2007 pronunciandosi pubblicamente a favore del completo DIY ('do it yourself') e di un modello di business fondato sulla connessione diretta con i fans attraverso piattaforme tecnologiche e 'social'. “Sono stato sotto contratto per 18 anni – aveva detto allora – ho visto il business cambiare radicalmente, ed è con grande piacere che ora sono in grado di impostare un rapporto diretto con il pubblico”. Da allora non si può dire che Reznor non abbia avuto successo. Ha addirittura vinto un Oscar per la musica del film “The Social Network”, scritta insieme ad Atticus Ross. E da allora si è sempre pronunciato a favore del modello DIY, diventandone il simbolo vivente e dispensando consigli a colleghi che volevano seguire la sua strada. Dunque perché mai torna sui suoi passi? Oggi, dopo 5 anni, dichiara: “La completa indipendenza ha grandi vantaggi ma anche i suoi difetti”, e annuncia sulla sua pagina Facebook una 'partnership' con la Columbia Records per 'una serie di uscite' della sua band How To Destroy Angels (formata insieme alla moglie Mariqueen Maandig e al fedele Atticus Ross). Un nuovo EP con 6 canzoni, intitolato “An Omen”, esce il 13 Novembre, mentre in primavera è previsto un album. “Abbiamo pensato molto a questa decisione – scrive Reznor – che ha senso per diversi motivi, tra cui la possibilità di lavorare di nuovo con  il nostro vecchio amico Mark Williams. Vogliamo sperimentare e provare nuove cose per capire quello che funziona meglio per noi”. E’ chiaro che l’uso della parola 'partnership' significa che la band non ha firmato un contratto tradizionale ne tantomeno un '360 deal', quanto piuttosto un accordo 50/50 o 'disco per disco'. Discorsi che si possono impostare quando, come in questo caso, hai un valore di mercato riconosciuto e dall’altra parte della scirvania siede un 'vecchio amico' o comunque qualcuno che ragiona in modo elastico, capisce che gli accordi discografici devono essere di tipo nuovo, e si dimostra vicino alle esigenze degli artisti (altrimenti uno come Reznor non avrebbe mai definito 'amico' un discografico). Quali sono però i 'difetti' dell’indipendenza di cui parla Reznor, che dal 2007 ad oggi ha venduto tutti i suoi dischi attraverso la rete senza spartire royalties con nessuno, mentre ora sarà costretto a dividere i guadagni con la Columbia? Forse va cercando quel tipo di promozione che una casa discografica più strutturata riesce a seguire meglio, ad esempio l’esposizione radiofonica, che nel passato fu fondamentale per sdoganare una band di rock industriale come i Nine Inch Nails verso il successo di vendita e dell’attività live. Si sarà fatto i suoi conti e probabilmente vede conveniente riconoscere un pezzo della torta a chi in cambio mette a disposizione una serie di servizi che lui da solo non avrebbe potuto avere. Chissà se, prima di firmare con la Columbia, Reznor si è fatto due chiacchiere con il collega James Taylor. Già perché poche settimane fa il leggendario cantautore ha citato in giudizio la casa discografica a cui è stato legato dal 1969, la Warner, a proposito delle royalties ricevute dal 2004 in poi, e dopo che i suoi avvocati hanno condotto un 'audit' dal quale risulterebbero royalties non corrisposte per $ 1.692.726. I dettagli in questo post di 'Digital Music News' dall’emblematico titolo "52 Modi Di Fottere Un Artista”: www.digitalmusicnews.com. Evidentemente il veterano James Taylor e i giovanissimi Macklemore & Ryan Lewis, almeno sull’argomento 'essere fottuti', la pensano allo stesso modo.