mancanoglispazi #52

di LUCA DE GENNARO | Guida ai Ritornellisti. Ai Ganci. A come scrivere una canzone che superi il test dei 'sette secondi'...
Hey tu, giovane talento della nuova musica! Tu che cerchi disperatamente di far arrivare la tua arte alle masse, tu che passi notti insonni cercando di scrivere melodie e rime che esprimano il tuo tormento, tu che speri che un giorno il mondo si accorgerà di te e apprezzerà il significato intrinseco dei tuoi testi così sofferti e ci si riconoscerà in pieno e allora i fan ai concerti ti diranno "Tu mi hai aperto gli occhi, grazie alle tue canzoni ho finalmente scoperto la vera essenza di me stesso". Ecco, tu: sappi che le canzoni che fanno il giro del mondo - oggi - vengono scritte in modo completamente diverso... Un bell'articolo di John Seabrook uscito sul New Yorker e ripreso in Italia dall'Internazionale racconta la figura fondamentale del 'topliner', cioé - in sintesi - del 'ritornellista'. I 'topliner' sono quelli che, data una base musicale, trovano le parole e la melodia giusta per farci stare sopra una parte cantata che risponda ad esigenze di orecchiabilità e radofonicità. La storia raccontata nell'articolo è quella di Ester Dean e del suo lavoro con la coppia di produttori norvegesi formata da Tor Hermansen e Mikkel Eriksen, più noti come StarGate, che scrive e produce canzoni in serie poi proposte soprattutto ai big del pop femminile, da Katy Perry a Rihanna, Britney etc. "I produttori compongono le progressioni degli accordi, programmano i ritmi e arrangiano i suoni strumentali" - scrive Seabrook. "I 'topliner', come suggerisce il termine, creano gli elementi delle canzoni più in evidenza: le linee melodiche, i testi e gli importantissimi 'hook', vale a dire i 'ganci', le frasi musicali orecchiabili che ti inchiodano alla canzone". I 'ganci' devono essere più di uno per canzone e non solo nel ritornello. Anche il gancio dell'intro è fondamentale, perché - come sostiene Jay Brown, presidente dell'etichetta discografica Roc Nation - "quando la gente sente una canzone alla radio ci mette in media sette secondi per decidere se cambiare canale. Bisogna agganciarla subito". Sette secondi, capite? E allora ci vengono in mente grandi hit come "Why Can't We Live Together" di Timmy Thomas, dove il cantato entrava dopo due minuti abbondanti, o "Shine On You Crazy Diamond" dei Pink Floyd con quella introduzione infinita. Eppure erano grandi canzoni, ma oggi non avrebbero speranza: sette secondi e via, si cambia. Il mercato delle basi musicali create dai produttori è talmente selvaggio che nel 2009 Beyoncé e Kelly Clarkson hanno pubblicato due canzoni (rispettivamente "Halo" e "Already Gone") con 'topline' create sulla stessa base, composta da Ryan Tedder. Ma in pochi se ne sono accorti. Le parole che i 'topliner' mettono sulle basi musicali sono spesso dei semplici e accattivanti vocalizzi senza ambizioni letterarie ma piuttosto con lo scopo di catturare l'attenzione di chi ascolta e trasmettere sensazioni immediate. Tra gli hit scritti da Ester Dean ci sono, ad esempio, "Rude Boy" di Rihanna ("come on rude boy, boy can you get it up...") e "Superbass" di Nicky Minaj ("boom, badoom, boom..."), suoni che stanno bene su una base musicale e che entrano subito nelle orecchie. "Vado in sala di ripresa e mi metto ad urlare e cantare - racconta Ester - qualche volta delle parole, ma in genere solo suoni". Sul suo blackberry tiene una lista di frasi annotate, prese da riviste e programmi televisivi: quando sente la base in cuffia, le prova per vedere quella che suona meglio. Uno potrebbe scandalizzarsi, ma non è che ai tempi d'oro della Tin Pan Alley (quel tratto della 28esima strada di New York tra 5^ e 6^ avenue in cui risiedevano gli uffici dei maggiori editori musicali negli anni '60), le cose fossero molto diverse. Le grandi coppie di autori come Carole King & Jerry Goffin e Lieber & Stoller sfornavano canzoni che venivano affidate ai giovani interpreti in cerca di hit preconfezionati. Si può obiettare sul metodo, ma nella sostanza la storia si ripete e anche qui è la tecnologia a determinare i processi produttivi. Allora le canzoni nascevano sugli spartiti, oggi vengono assemblate con moduli ed elementi creati a distanza. Soprattutto, l'esistenza della figura di 'topliner' è legata al successo della dance music nelle classifiche pop e dunque alla necessità di 'poppizzare' basi musicali create da produttori e djs di quella che in America chiamano "EDM" (Electronic Dance Music). Un'altra riprova che in questo momento storico sono i DJ a dettare le regole e a dominare un mercato che soffre una crisi senza fine dei canali tradizionali ma che proprio la categoria di DJ e produttori di EDM riesce ad aggirare attraverso le economie generate da dj set, sincronizzazioni pubblicitarie, accordi di sponsorizzazione e produzioni musicali di alto livello. L'ultimo esempio è la tanto discussa classifica dei 30 DJ più ricchi del mondo riportata da diversi siti nei giorni scorsi che, sebbene più volte smentita dagli interessati, vede primeggiare Tiesto con 65 milioni di dollari di guadagno annuale, ma anche il trentesimo in classifica, Afrojack, non se la cava male con i suoi 2 milioni di dollari nell'ultimo anno. Sarà vero o saranno tutte frottole? Non è essenziale saperlo, è realistico però rendersi conto che quelli che lavorano nel mondo della EDM (DJ, produttori, topliner), meglio di altri hanno capito come intercettare il flusso di denaro che sta progressivamente abbandonando i canali tradizionali per trasferirsi altrove...