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di LUCA DE GENNARO | Giochiamoci la carta di Sanremo...
di Luca De Gennaro In questo blog ci rivolgiamo settimanalmente ai giovani musicisti, ai 'nuovi talenti', a coloro che vorrebbero fare della musica il proprio mestiere nel futuro. E allora, se vi riuscirà di entrare nel sempre meno rutilante mondo della pop music (dove c'è poco da rutilare, ultimamente), prima o poi potrebbe capitarvi che qualcuno vi dica: "Giochiamoci la carta di Sanremo". Il Festival della Canzone Italiana. Quello che è finito da pochi giorni tra le solite mille discussioni e polemiche, durante il quale mi sono molto divertito a scambiare continui commenti su facebook con gli amici, il che è ormai veramente l'unica cosa divertente se si guarda il festival in televisione. Cosa può significare, per un esordiente o per una rock band, partecipare al Festival di Sanremo? In sintesi, una occasione di visibilità talmente forte che se te la giochi bene ti fa bene, se te la giochi male può rovinarti sul nascere. Ho fatto parte del carrozzone del festival in diverse occasioni e con diversi ruoli. Negli anni '80 come conduttore di Radio Rai, nell'epoca d'oro dei superospiti tipo Duran Duran e Spandau Ballet, ma anche Depeche Mode, Whitney Houston e tanti altri. Nei '90 nella commissione che selezionava le canzoni da mandare al festival: mi onoro di avere dato questa opportunità a dei giovani che si chiamavano Max Gazzé, Alex Britti, Alex Baroni, Le Voci Atroci etc. E un anno nella 'giuria di qualità', insieme - tra gli altri - a Mike Bongiorno (!), Dario Argento (!!), Goran Bregovic (!!!). Il regolamento di allora dava un peso sostanziale al voto della nostra giuria, che fu determinante nel risultato finale, con la vittoria a sorpresa degli Avion Travel. Irene Grandi arrivò seconda con un brano scritto da Vasco e terzo fu proprio Gianni Morandi, patron di questa edizione. Fu l'anno in cui parteciparono anche Subsonica, Tiromancino, Quintorigo. Queste esperienze dirette mi hanno fatto maturare delle convinzioni sull'opportunità che la partecipazione a Sanremo può offrire e sui rischi che si corrono. Il cast del festival è fatto di caselle da riempire. Ogni anno ci vuole l'artista che fa breccia presso il pubblico del Sud Italia (Gigi D'Alessio, Albano...), la 'Signora della Canzone' (Patty Pravo, Ornella Vanoni...), il 'Grande Ritorno' (Roberto Vecchioni, Massimo Ranieri...), la categoria che Pippo Baudo definiva 'Gli Eliminabili', perché comunque tocca sacrificare qualcuno dopo le prime serate. E poi, c'è sempre  la 'band alternativa'. In questa casella ci sono passati praticamente tutti: Subsonica, Bluvertigo, Timoria, Le Vibrazioni, Negrita, Afterhours. Quest'anno è toccato ai La Crus, riuniti all'ultimo momento per offrire un'opportunità alla bella canzone di Mauro Ermanno 'Joe' Giovanardi. Qui te la puoi giocare bene o malissimo. I Subsonica e i Negrita ne sono usciti vincitori, mentre per i Timoria - ad esempio - è stato un disastro e Le Vibrazioni 'uccisero' un singolo fortissimo che spopolava in radio per far spazio al brano sanremese, meno forte. A band come Afterhours o gli stessi Avion Travel che addirittura vinsero il festival, esserci stati o no non ha cambiato molto il loro percorso e il loro successo. Stesso discorso per i giovani, ma con un'aggravante: se arrivi con il pezzo giusto e il giusto progetto, Sanremo può significare un'amplificazione immediata e positiva di tutto e una consacrazione che senza il festival sarebbe stata molto più lunga. Per Carmen Consoli, Negramaro, Malika Ayane - per esempio - ha funzionato così, avevano degli album belli già sul mercato e hanno usato il festival per farlo sapere a tutti. Se invece passi inosservato puoi pure ricominciare da capo, ma avrai sempre sulla testa la corona di spine di chi "ha fatto Sanremo giovani ma non è successo niente". Un fallimento duro da recuperare. Insomma, Sanremo va 'usato' a proprio beneficio. Se ti prendono, sta a te giocartela bene. E' un rischio da correre. Per qualche giorno il tuo nome circola, sei alla radio, sui giornali, ti intervistano in tutti i programmi tv. L'importante è che la partecipazione al festival non sia il fine ma sia uno dei mezzi da usare per raggiungere i propri obiettivi. Uno dei gradini, senz'altro importante, ma non l'unico, da salire sulla scala verso il compimento del proprio progetto artistico.