mancanoglispazi #43 – speciale from SXSW Day 2 Post 1

Il blog di Luca De Gennaro in diretta da Austin, Texas...
di Luca De Gennaro "Don't pay for anything!" scrive David Greenwald di Billboard nella sua 'survival guide' al SXSW. E' un concetto chiave di questa edizione del festival. In tutta la città ci sono eventi tutto il giorno e la notte che permettono a chi non fa il nostro mestiere, quindi non si iscrive ufficialmente al SXSW, di godersela come un matto spendendo (apparentemente) niente. L'enorme numero di 'unofficial parties' in giro, veicolati puntualmente da siti e blog dedicati e precisissimi, fanno si che Austin in questi giorni non sia solo una città piena di professionisti della musica, ma anche di orde di ragazzini che passano qui lo 'spring break' affollando locali a tutte le ore, spesso riuscendo a rimediare cibo e bevande gratis offerte da chi sponsorizza i singoli eventi. Stamattina alle 9, nella zona calda di Red River street tra 6th e 8th c'era già una lunghissima coda di teenagers accampati sul marciapiede in attesa di entrare non si sa dove. Un'altra immagine chiara della situazione del mondo musicale. La musica viene offerta gratis e in enormi quantità. Non importa se non conosci chi sta sul palco. E' sicuramente qualcuno 'cool', e comunque stai con gli amici, mangi e bevi gratis e ci sta che rimorchi pure. Ma in cambio l'economia della città gira a mille, perché tutti in questi giorni si alimentano i ricavi di bar, parcheggi, affitto biciclette (come ho fatto io), affitto case, taxi, negozi e supermercati, mance ai baristi e un sacco di altre micro-spese modello 'coda lunga' che alla fine producono il conto ultra positivo della città su questo festival. In cambio, gli sponsor hanno la certezza di raggiungere decine di migliaia di 'teste' super targettizzate e i musicisti emergenti di suonare di fronte a tanta gente e farsi conoscere. Bingo! Che le economie della musica fossero destinate a cambiare radicalmente lo avevano capito i due tizi che ieri hanno tenuto un incontro qui: Shawn Fanning e Sean Parker, che fondando Napster nel 1999 "Hanno rivoluzionato per sempre un industria di cui non sapevano nulla", come dice il documentario "Downloaded, The Music, The Battle, The Revolution", prodotto da Vh1 per la serie 'Rock Docs', che è stato lanciato ieri. Fanning, oggi, dismesso il berrettino, sembra un capocantiere ciccione che ti fa il preventivo per imbiancarti casa e ti dice che senza fattura ti fa pagare meno. Parker invece è un giovane miliardario stilosissimo, elegante, con vestito di sartoria e scarpe su misura, che spara su tutti con sicurezza e una buona dose di antipatia. Le case discografiche e gli artisti entreranno in guerra, sentenzia, perché i contratti che hanno oggi non li fanno guadagnare il giusto dalla circolazione della loro musica in rete. Lui, che è socio di Spotify, prevede ovviamente un grande futuro per il modello 'streaming in abbonamento', dove la musica sarà gratis sul computer casalingo, ma si potrà far pagare l'accesso in mobilità. Nel film si vede una sua intervista in cui già nel 1999 sosteneva che la musica dovesse essere ovunque e il futuro fosse 'pay for convenience'. I due hanno approfittato dell'occasione per lanciare la loro nuova 'company', si chiama 'Airtime' e ne sentiremo parlare presto. Ieri sera abbiamo cominciato con un deludente concerto di Fiona Apple da Stubb's, per proseguire con gli ottimi Vintage Trouble alla serata di Billboard, poi la giovane soul singer Elen Varner, bravissima, al party dell' S.O.B.'s e una notevole performance dei Band Of Skulls alla serata di radio KCRW, che è sempre una garanzia. Non ci siamo fatti mancare un pezzetto del concerto di Lionel Richie, pieno di classici, ma abbiamo finito la nottata facendoci sventrare lo stomaco dai bassi imperiosi di Porter Robinson, diciannovenne dj americano pupillo di Skrillex e astro nascente dell'elettronica spinta. Stamattina è tutta dedicata al 'keynote' di Bruce Springsteen. Pomeriggio ancora pienissimo e serata non ne parliamo neanche. A più tardi per aggiornamenti vari.