mancanoglispazi #21

di LUCA DE GENNARO|La musica di oggi è piena di ricicli, remake, ritorni e rimandi. Cosa succederà quando esauriremo il passato a cui attingere?
di Luca De Gennaro Nel futuro rimarremo a corto di passato? E’ il quesito che si pone il giornalista musicale inglese Simon Reynolds nel nuovo libro "Retromania" (uscito in Italia da Isbn), che ha presentato nei giorni scorsi in una serie di incontri a Pistoia, Roma e Milano, affollati da fior di intellettuali, scrittori, bloggers e appassionati. Reynolds, noto per il suo libro “Post Punk” ed uno tra i più autorevoli critici contemporanei, analizza lo stato delle cose nella musica di oggi, che da ovunque la si guardi è permeata di sentimenti passatisti e nostalgici, dal successo planetaro di Adele e Amy Winehouse che propongono uno stile vecchio di 50 anni, a personaggi fondamentali della scena odierna come Mark Ronson e Jack White che cercano ossessivamente di ricreare i suoni analogi del passato, fino alle celebrazioni degli album classici riproposti dal vivo (da Lou Reed con "Berlin" ad Echo & The Bunnymen con "Ocean Rain"), e poi ancora le continue 'reunion' di band storiche, le nuove popstar come Lady Gaga che prendono a piene mani dal synth pop anni ’80 ma anche dal classic rock americano, i cofanetti celebrativi delle vecchie glorie che affollano gli scaffali. La musica di oggi è piena di ricicli, remake, ritorni e rimandi. Se il nuovo continua a rifarsi al passato, cosa ci resterà da celebrare nel futuro? Ho incontrato Reynolds a Milano. Mi ha detto che secondo lui la forza che il passato musicale continua ad avere sulle nuove generazioni deriva dalla sensazione che avevano i giovani degli anni ’60 e ’70 di poter 'cambiare il mondo' con la musica. Woodstock, il movimento hippy, il pacifismo e la musica contro la guerra, ma anche l’esplosione della 'disco' con l’emancipazione del movimento gay, per non parlare della forza sociale del punk e del significato politico dell’hip hop, erano tutti momenti in cui la musica era espressione di pulsioni rivoluzionarie. Dal Rock’n’roll degli anni ’50 in poi i 'giovani' si sentivano finalmente protagonisti e la musica andava incontro al futuro mettendo in discussione anche in maniera violenta lo stato delle cose fino ad allora. Questo, non c’è dubbio, sembra mancare oggi a chi fa musica, ed anche l’elettronica, tra le ultime rivoluzioni musicali innovative, dalla house alla techno al drum’n’bass e alle sue mille sfaccettature, sembra guardarsi indietro. I giovani sono nostalgici di qualcosa che non hanno neanche fatto in tempo a vivere e la cultura rock entra anche nei musei. Pochi giorni fa abbiamo visto al museo Pecci di Prato la splendida mostra “Live!” curata da Marco Bazzini e Luca Beatrice, che propone un affascinante percorso iconico di arte contemporanea intrecciata al rock dagli anni ’60 ad oggi, dove le opere di Warhol, Haring, Basquiat, Kostabi, Gilbert & George si mescolano a reperti filmati e fotografici dai grandi festival, le chitarre appartenute ai grandi del rock si mescolano con le architetture di Mendini e Iosa Ghini, le copertine dei dischi dei Kraftwerk affiancano l’affresco di Francesco Clemente per il Palladium di New York, tempio della musica anni 80, ed ancora Pink Floyd, Vivienne Westood, Vasarely e David Bowie, ma anche il Renato Zero 'en travesti' degli anni ’70 e il Vasco Rossi conquistatore di San Siro nel ‘90. Un’opera ammirevole di storicizzazione della cultura musicale, che contribuisce ulteriormente ad alimentare le domande che pone Reynolds: Perchè non sappiamo più essere originali? Cosa succederà quando esauriremo il passato a cui attingere? Riusciremo ad emanciparsi dalla nostalgia e a produrre qualcosa di nuovo? A voi la sfida, artisti della nuova generazione.