mancanoglispazi #17

di LUCA DE GENNARO| L'Heineken Jammin Festival ha fatto 'flop'? Chi scrive di musica dovrebbe scrivere di musica...
di Luca De Gennaro Ogni anno l' Heineken Jammin Festival catalizza polemiche e discussioni sui numeri, sugli uragani eccetera. Quest'anno il tappo è saltato quando La Repubblica ha titolato 'Festival Flop' l'articolo di Carlo Moretti che ne faceva un impietoso bilancio denunciando il vistoso calo di presenze rispetto agli anni precedenti, e interrogava in merito i vari organizzatori italiani di raduni musicali. Parleremo anche noi di festival in una conferenza che sarà parte dei lavori degli MTV Days, e che si terrà venerdì Primo Luglio nel pomeriggio all'Università di Torino con molti ospiti a dire la loro (tutti i dettagli su www.mtv.it/mtvdays ). Ma qualcosa di specifico su questo festival, a caldo, appena tornati da Mestre, va detto. All'ultimo SXSW di Austin, durante un interessante incontro tra i maggiori organizzatori di festival americani, il promoter del Bonnaroo (dove sabato scorso ha suonato il nostro Jovanotti) ha sentenziato: “Per fare un buon festival sono 3 gli ingredienti che devono funzionare: Location, Line Up, Security”. E allora analizziamo il nostro H.J.F. Sulla base di queste 3 voci. 1)    Il Parco S.Giuliano di Mestre è una location di per sé adatta ad un festival: vasta, verde, e dalla cui collinetta puoi ammirare in lontananza lo skyline di Venezia. Ma è scomodo arrivarci, non è abbastanza invitante da pensare di passare lì qualche giorno in campeggio con gli amici, è circondato da acquitrini maleodoranti, un anno su due è massacrato da uragani e piogge che anche se passano lasciano fango in quantità e puzza diffusa nell'area. E poi è fin troppo grande. Troppa distanza tra i due palchi, troppa strada da fare a piedi (non è un caso se nella zona backstage gli organizzatori girano con macchine elettroniche e biciclette), quindi è faticoso anche starci. Chi ha provato esperienze come Primavera Sound o Coachella ha visto che la comodità, la facilità di accesso e di movimento sono qualità imprescindibili perchè si possa vivere bene l'esperienza del festival. Inoltre, parcheggi e alberghi nella zona sono molto cari (siamo pur sempre a Venezia, la città spenna-turisti per eccellenza). 2)    Line Up. Il biglietto di ingresso della prima giornata del festival aveva scritto solo, in grande, “Coldplay”. E così è stato sempre l' H.J.F., un festival che notoriamente punta tutto e solo sul nome dell'headliner. Questo è, fin dalla prima edizione, il suo grande limite ed il motivo per cui le annate buone si alternano a quelle meno ricche a seconda delle disponibilità dei grandi nomi sul mercato. L'anno scorso, con Aerosmith, Green Day, Black Eyed Peas e Pearl Jam era andata bene, quest'anno non si sono riuscite ad incastrare le date giuste per avere Foo Fighters, System Of A Down e Coldplay negli stessi giorni nello stesso posto. In questo modo il pubblico non si affeziona all' 'esperienza' e all'appuntamento annuale, e si può' solo sperare che si muova e affronti un lungo viaggio per vedere una sola band. Qualche anno fa i Depeche Mode suonarono da soli per 40.000 paganti allo stadio di Roma e poi furono headliners all'H.J.F. di Imola di fronte a 10.000 persone, il che ci spiega che se vuoi vedere un solo artista tendi ad aspettare di averlo vicino a casa anzichè accollarti un viaggio e delle spese in più. Vendere un festival significa vendere una grande quantità di musica messa insieme in modo coerente per accontentare un pubblico che vuole ascoltare molte band ed è curioso di conoscere quelle che non conosce ancora. Si va al festival perchè ti dà tante occasioni tutte insieme di vedere e sentire ad un prezzo che, suddiviso per tutti i concerti, è conveniente. Il Primavera Sound di Barcellona aveva 140 band in 3 giorni, a 180 euro. E' come pagare un concerto 1,2 euro. L'H.J.F. ha 5 band al giorno a 150 euro (+ prevendita). Dieci volte più caro, in proporzione. E' naturale che gli headliners siano il principale polo di attrazione, ma le band che quest'anno girano da headliners i grandi festival, Arcade Fire, Kings Of Leon, Strokes, gli stessi Coldplay, hanno bisogno del sostegno di una line up robusta e larga per rendere attraente il festival stesso. Da soli non bastano. Molti italiani vanno regolarmente al Primavera Sound perchè sanno che 'c'è tanta roba', non perchè c'è uno che gli piace. I vari organizzatori italiani ne fanno una questione di 'cultura del festival', ma sono proprio loro (chi altri se no?) che dovrebbero cominciare a proporre un concetto di festival diverso e allineato con il resto del mondo. Non è vero che il pubblico italiano non è pronto per un festival che si possa chiamare tale, se no non si spiegherebbero le diaspore dall'Italia verso i festival stranieri. 3)    Sulla Security quest'anno non c'è nulla da eccepire dal punto di vista del pubblico, perchè tutto sembra avere funzionato bene. Solo era buffo, per chi stava dietro le quinte (giornalisti, invitati, sponsor, gente che lavora, rappresentanti degli artisti) avere a che fare con una suddivisione così complicata di pass e braccialetti che ti permettevano o vietavano di entrare o uscire dalle diverse aree. Dalla sala stampa per andare all'area ospitalità dovevi avere un certo pass che era valido solo se abbinato ad un braccialetto di un certo colore che però cambiava ogni giorno, e ad un certo punto mi sono trovato a passare da un posto all'altro (che poi voleva solo dire attraversare una transenna) in cui erano richieste determinate credenziali per andare da qui a lì, ma altre e diverse per tornare da lì' a qui. Non capivi se stavi entrando o uscendo da qualcosa, i poveri ragazzi della sicurezza che presidiavano le transenne non sapevano cosa dire e si attenevano alle direttive che però venivano messe in discussione da chiunque (da cui il classico scambio “No, con questo non può passare” “Ma me lo ha detto quello!” e via ad infinitum). Pur con tutti i difetti che abbiamo elencato, io però una attenuante a Roberto De Luca, organizzatore del festival, voglio riconoscerla. E' chiaro che anche lui, quest'anno, non era soddisfatto nè della sua line up nè dei numeri di affluenza del pubblico, ed è chiaro che questo rischia di mettere in difficoltà la sua organizzazione con lo sponsor che finanzia il festival da molti anni. Ma che i giornali (e non solo Repubblica) si accaniscano a cercare il titolone sul 'flop' a tutti i costi mi sembra non solo crudele, ma anche sbagliato dal punto di vista giornalistico. Chi scrive di musica dovrebbe scrivere di musica, non parlare (bene o male che sia) di chi organizza, argomento che ai lettori delle pagine di spettacolo non interessa. Qualcuno ha scritto, ad esempio, che Cesare Cremonini è stato una grande sorpresa ed ha retto alla grande un bellissimo concerto nel difficile 'slot' appena prima dei Coldplay? Qualcuno ha scritto che Fabri Fibra ha fatto una performance straordinaria calamitando sotto il palco tutto il pubblico che bighellonava annoiato nell'area e facendo saltare tutti da vero, grande entertainer? Qualcuno ha scritto che il ritorno dei Negramaro dopo tutti questi mesi non era facile per niente e che hanno fatto un concerto maturo, intenso, che apre per loro un capitolo completamente nuovo e diverso da prima? Qualcuno ha scritto che questo è stato il festival in cui diversi artisti italiani hanno dimostrato di essere ottimi performers, e che i Verdena hanno funzionato molto meglio di illustri colleghi internazionali che li precedevano e seguivano sullo stesso palco, come Elbow e Interpol? Qualcuno ha visto la decina di band emergenti che hanno vinto un contest e hanno suonato sul secondo palco di fronte a pochissima gente ma con entusiasmo ed energia da vendere? Ecco. Proviamo a vedere il bicchiere mezzo pieno anziche' volere a tutti i costi svuotare del tutto quello gia' mezzo vuoto di una organizzazione che senza dubbio quest'anno ha avuto delle difficoltà. I conti li faranno loro, se ci hanno perso o guadagnato, se l'anno prossimo l'H.J.F. ci sarà ancora o no sono fatti loro. A noi, che ci occupiamo di musica, piace ascoltare la musica, e quella italiana, da questo festival, è uscita benissimo.