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di LUCA DE GENNARO | Che Spotify stia diventando una casa discografica?

Che Spotify stia diventando una casa discografica? Questa la domanda che serpeggia tra gli addetti ai lavori dopo la conferenza stampa di Daniel Ek che ieri a New York ha presentato quello che ha definito il “New Spotify”.

Come avevamo anticipato pochi giorni fa su queste pagine, uno dei nuovi servizi della piattaforma di streaming si chiama “Spotify Now”, che ti fa arrivare sullo smart phone musica che si adatta al momento della tua giornata (attività, umore etc).

Inoltre, è stato annunciato l’arrivo dei videoclip (benvenuti nel club, amici di Spotify) e l’integrazione dell’offerta con podcast e show radiofonici, esattamente come il rivale Deezer aveva comunicato il giorno prima, sulla base di accordi firmati con broadcaster e media come ABC, BBC, Financial Times, Condé Nast, Comedy Central, ESPN, Maker Studios, NBC, TED, The Nerdist e Vice Media.

Spotify rappresenta oggi metà del mercato globale dello streaming, e stiamo aumentando la nostra percentuale” ha dichiarato orgoglioso Daniel Ek, rimarcando il declino dei ricavi per l’industria del disco fisico e del download. “Lo streaming fa crescere la musica, e Spotify fa crescere lo streaming”.

La parte più intrigante del nuovo servizio che si adatta fisicamente all’utente si chiama “Spotify Running”, costruisce playlist sulla base del battito cardiaco e si integra con la app per podisti “Runkeeper”. L’associazione con il mondo della corsa si completa con una partnership “naturale” con Nike, ma la vera novità è che chi corre non avrà solo a disposizione la musica presente nello sterminato catalogo di Spotify, bensì anche brani commissionati direttamente. Musica originale che risponde al ritmo del “runner” in tempo reale. Una delle 6 canzoni originali presentate alla conferenza stampa, “Burn”, è stata commissionata al superstar dj Tiesto, il quale ha dichiarato di essere felice dell’opportunità perché sa che molti suoi fans ascoltano la sua musica mentre corrono. Pensiamo un attimo cosa significa una mossa del genere. Chi commissiona musica nuova agli artisti? Le case discografiche. Spotify sta entrando, e di corsa, per usare una metafora attinente, in quel settore.

Si chiama “Spotify Originals”, ed appare come un servizio che include, ad esempio, programmi radio creati in esclusiva per la piattaforma e presentati da artisti di nuova generazione (dai Jungle a Tyler The Creator alle Icona Pop) ma anche brani commissionati direttamente ad artisti, non si sa se con o senza il coinvolgimento delle loro etichette. Una mossa forte verso l’attività di produttori, e non più solo di distributori di contenuti, cosa che prima di ieri non era mai stata ipotizzata, e che in un periodo di negoziazioni con le case discografiche sui diritti rappresenta un messaggio abbastanza chiaro da parte di Spotify: “Volendo, possiamo lavorare direttamente con gli artisti, e non abbiamo bisogno di voi”. Come andrà a finire? Noi stiamo con le orecchie tese e il cuore che batte, anche se preferiamo scegliere da soli la musica da ascoltare, in movimento e da fermi.