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di LUCA DE GENNARO | Il rapporto tra i musicisti e la radio: il caso di Carlos Santana

L’ultimo post che abbiamo pubblicato, sullo studio che conferma la radio come mezzo più efficace per conoscere nuova musica, ha prodotto discussioni, come sempre utili, da parte di professionisti coinvolti nel mondo dei media e della musica. A questo proposito lasciate che vi racconti un aneddoto sul rapporto tra i musicisti e la radio. Siamo nel 1997, e il grande discografico Clive Davis, presidente della Arista Records e scopritore di talenti tra i più leggendari della storia (da Janis Joplin a Whitney Houston, per citarne solo due) riceve la visita di Carlos Santana, che aveva esordito con lui alla Columbia quasi 30 anni prima e il cui periodo d’oro era rimasto legato a quel momento, con la partecipazione al festival di Woodstock e i primi 3 album, che contenevano classici come Oye Como Va, Black Magic Woman e Evil Ways. Da allora in poi, pur mantenendo un profilo molto alto e una grande rispettabilità, Santana si era spostato su territori musicali più sperimentali fino a diventare un artista poco rilevante sul mercato discografico, mentre nel mondo dei concerti era ancora molto seguito e gli veniva universalmente riconosciuto il merito di avere aperto le porte del mercato internazionale a generazioni di artisti ispanici che avrebbero sfondato nei decenni successivi, da Gloria Estefan a Ricky Martin, da Jennifer Lopez a Enrique Iglesias e Shakira. Clive Davis naturalmente sa che la visita del vecchio amico significa la sua voglia di tornare a produrre dischi importanti, ma non è facile la sfida di prendere un artista cinquantenne e renderlo di nuovo rilevante per un pubblico nuovo. Davis chiede a Santana che intenzioni ha e si sente rispondere, con il consueto misticismo che lo contraddistingue, che il suo obbiettivo è quello di “connettere le molecole con la luce”. Come, scusa? Santana spiega con fare convinto che lui è in contatto regolare con l’angelo Metatron, una sorta di suo consigliere spirituale, che lo ha convinto che questa era la strada da percorrere. Per riuscirvi ha meditato 27 volte e alla fine ha avuto la visione di Clive Davis su un taxi con la radio accesa su una sua canzone. Davis capisce il significato cosmologico della visione: “collegare le molecole con la luce” significa portare il messaggio spirituale di Santana (“La luce”) verso una audience nuova, dinamica e ricettiva (“Le molecole”). Se pur non ci voleva un angelo e 27 meditazioni per consigliare il massimo stratega del successo pop che ci vuole la radio per fare conoscere la musica alla gente, quello, in fondo, era il messaggio. Carlos Santana confesserà più tardi a Davis di soffrire del fatto che i suoi 3 figli non lo hanno mai ascoltato alla radio, a parte le solite vecchie canzoni sulle stazioni “oldies”. Davis stringe un patto con Santana: “Tu mi affidi metà dell’album. Mi lasci selezionare collaboratori, autori e canzoni. Da lì tiriamo fuori i singoli, andiamo in radio e vendiamo il disco. Sull’altra metà fai quello che ti pare, tira fuori il Santana che i tuoi fans conoscono”.  Il resto della storia è scolpito negli annali del rock: un album, “Supernatural”, assemblato con la collaborazione di artisti freschi e bravi, da Lauryn Hill a Wyclef, fino a Rob Thomas dei Matchbox Twenty (campioni delle classifiche in quel momento) che scrive e canta “Smooth”, successo planetario in tutte le radio. 30 milioni di copie vendute, una cascata di Grammy Awards e una portentosa rinascita della popolarità di Carlos Santana, il quale non aveva mai smesso di produrre musica, solo non faceva più musica adatta alla radio. Non era morto artisticamente, era sparito dai media. Quando parliamo di “radio” intendiamo ogni media che trasmette musica, quindi consideriamo anche i canali musicali di MTV e tutti quelli che hanno una programmazione di videoclip. E non c’è dubbio che l’aneddoto su Santana sia la prova dell’efficacia di questi mezzi. Chi avrebbe mai detto che un artista che ha fatto Woodstock, 30 anni dopo sarebbe stato tra i più passati su MTV? Ci vogliono le canzoni giuste, l’idea (in questo caso l’associazione con artisti più giovani) e l’obbiettivo di finire proprio lì alla radio, come dice l’angelo Metatron. Questo succedeva 17 anni fa, e da allora si sono diffusi diversi altri modi di far cirolare la musica, anche se la radio e MTV rimangono, come abbiamo già avuto modo di scrivere su queste pagine, il “sigillo di garanzia” di una canzone, il suo certificato di esistenza in vita. Se guardiamo allo scenario mondiale, non c’è mai stata così tanta musica di artisti esordienti come negli ultimi anni, alla radio e su MTV: Ed Sheeran, Lorde, Lumineers, Of Monsters And Men, Gotye, Lana Del Rey, Rita Ora,fun., Foster The people, Charlie XCX, Kiesza, Iggy Azalea, Ariana Grande, Cris Cab, James Bay, Jungle, Sam Smith sono solo alcuni tra i nomi che fino a 2 anni fa nessuno aveva mai sentito nominare e poi, attraverso il lancio diMTV Pushe le radio che li hanno trasmessi, sono diventati i nuovi big del mercato musicale. E se pensiamo alle canzoni che hanno portato al successo gli artisti sopraelencati non troviamo sempre brani scontatamente “radiofonici”, ma anzi in diversi casi canzoni originali nella stesura e nei suoni. Se guardiamo allo scenario italiano, MTV New Generation negli ultimi anni ha contribuito a far conoscere tanti nuovi artisti: da Emis Killa a Il Cile, da Fedez a Jack Jaselli, da Diodato a Santa Margaret e tanti altri, mentre se parliamo di radio la questione è più problematica per due motivi: il primo è che tutte le maggiori radio nazionali hanno lo stesso “format”, sono tutte “hit radio”, il secondo è che diversi artisti non pensano che la loro musica debba andare incontro al mondo radiofonico se vogliono beneficiare di quel tipo di esposizione, ed unire le molecole e la luce. Parleremo di radio con diversi autorevoli colleghi e studiosi mercoledì prossimo ad un convegno organizzato dal Master in Comunicazione Musicale dell’ Università Cattolica di Milano (www.almed.unicatt.it/almed-perche-la-radio).