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di LUCA DE GENNARO | L'illuminante discorso di Jimmy Iovine al Revolt Music Conference

Alla recente “Revolt Music Conference” di Miami, organizzata dal canale tv “Revolt” diretto dal rapper e imprenditore Sean “P.Diddy” Combs, abbiamo ascoltato un illuminante discorso di Jimmy Iovine, indubbiamente uno dei personaggi più influenti del mondo musicale da molti anni. Per chi non lo avesse sentito nominare, un veloce riassunto della sua mirabolante carriera: comincia negli anni ’70 come ingegnere del suono allo studio Record Plant di New York, dove lavora a dischi di John Lennon, Bruce Springsteen, e “bat Out Of Hell” di Meat Loaf. Produce “Easter” di Patti Smith, l’album che contiene “Because the night” e che ne fa uno dei produttori più richiesti sul mercato rock. Firma lavori di U2, Tom Petty e Springsteen tra gli altri. Entra nel mondo della discografia fondando l’etichetta Interscope, che lancia Eminem, Lady Gaga e tanti altri, poi la vende alla Universal, diventando dirigente della multinazionale del disco. Nel 2008 si associa con Dr.Dre per lanciare sul mercato le cuffie Beats, le più ambite dai giovani di tutto il mondo. Quest’anno vende alla Apple la Beats Electronic (nel frattempo entrata anche nel business dello streaming) per 3 miliardi di dollari. Niente male per un ragazzo di Brooklyn che si è fatto le ossa negli studi di registrazione. Iovine è uno che è riuscito a fare i miliardi nel mondo della musica pur mettendo continuamente in discussione i metodi del suo stesso ambiente di lavoro e operando delle rivoluzioni dall’interno. “Nel 2000 – ha raccontato – quando è arrivato Napster, ero spaventatissimo. Ho chiamato il mio capo alla Universal, Doug Morris, e gli ho dettoSiamo fottuti. Questi non vogliono il nostro terreno. Vogliono portare la nostra acqua nel loro terreno”. Subito ho pensato però che non fosse il momento di lasciarsi prendere dal panico, ma di innovare”. L’incontro fondamentale di Iovine è con Steve Jobs: “Un uomo che capiva la musica e i testi, che conosceva i Beatles e Bob Dylan, e che interpretava la tecnologia in modo visionario. In altre parole, era un uomo pericoloso, di cui decisi molto in fretta di diventare amico”. Sono gli anni del cambiamento guidato dai grandi innovatori. “Negli anni ’70 e ’80 era un sacrilegio pensare di sfruttare il proprio successo al di là della vendita dei dischi e dei biglietti dei concerti, e già quello ti qualificava come “Venduto”. Poi ho visto Russell Simmons vendere le scarpe Adidas marchiate “Run D.M.C.”, e Puff Daddy che firmava una linea di abbigliamento, e ho capito che si potevano costruire dei business evitando le corporazioni discografiche. Si doveva smettere di parlare di “Music Business” e cominciare a considerarloBusiness Of Music. Avevano cominciato anni prima personaggi come Robert Stigwood e David Geffen, affiancando alla attività discografica quella cinematografica, così un giorno andai da Dr.Dre, che voleva lanciare una linea di scarpe sportive. Gli dissi “Non facciamo sneakers, facciamo speakers!”. A nessuno interessa che scarpe porti ai piedi, ma se hai in testa le cuffie più fighe del mondo tutti vorranno seguirti. Così ci siamo buttati nel mondo dell’elettronica di consumo, ed abbiamo avuto successo proprio perché entrambi siamo cresciuti negli studi di registrazione e sappiamo cosa vuol dire ascoltare bene la musica. I nostri concorrenti usavano gli oscilloscopi per testare le cuffie e non erano mai entrati in una sala di incisione, non potevamo perdere”. E tanto hanno vinto che la più grande azienda tecnologica del pianeta li ha acquisiti a peso d’oro. In un periodo in cui tutti piangono per il crollo dell’industria discografica, Iovine e Dre sono diventati ricchissimi proprio con qualcosa che serve ad ascoltare la musica: le cuffie. Questo perché bisogna guardarsi intorno e bisogna capire come i tempi cambiano e le abitudini si evolvono grazie alla tecnologia. Bisogna capire che – come abbiamo detto mille volte su queste pagine – è molto più facile ascoltare la musica adesso rispetto a prima, ma è anche facile ascoltarla male, con gli auricolari e in mezzo al traffico, quindi mettere in circolazione dei “terminali” di alta qualità, certificati dal nome di Dr.Dre e lanciati come “super cool” era un’idea vincente. “Come molti di noi, se sono entrato nel mondo della musica è perché volevo essere associato a qualcosa di “cool”. Se sai di non essere “cool”, almeno provi ad esserlo per associazione”. Devi conoscere la vita degli altri, dice Iovine, non guardare sempre al proprio interno. “Il music business ha permesso troppo spesso a compagnie esterne di innovare, e questo non funziona. Dobbiamo renderci conto che i nostri sistemi di distribuzione sono sterili e non più interessanti per una nuova generazione di giovani che ama ascoltare la musica a modo suo. E se non risolviamo il problema della distribuzione, rischiamo che la musica perda il suo valore, non solo finanziario, ma anche emozionale”. Proprio per foraggiare lo sviluppo dell’arte applicata alla tecnologia, Iovine e Dr.Dre hanno appena stretto un accordo con la USC (University of Southern California) di Los Angeles per la quale hanno finanziato la “Academy Of Arts, Technology and The Business Of Innovation” (www.iovine-young.usc.edu). Forse da questo corso verranno fuori i prossimi innovatori, i visionari del music business di nuova generazione, quelli che, come Steve Jobs e Jimmy Iovine, come David Geffen e Russell Simmons, sapranno guardarsi intorno e guardare avanti, non piangersi addosso ma inventare nuove strade. “I giovani – ha concluso Iovine – devono inventare il music business del futuro, non più fermarsi a guardare al suo glorioso passato”.

A questo link potete vedere l’intero discorso di Jimmy Iovine: www.billboard.com/articles/business/jimmy-iovine-revolt-acceptance-speech