Son bravi i Two Hicks One Cityman

Funk, synth anni 80, e una sezione ritmica da paura

Un trio composto da musicisti ancora giovani ma già con una storia alle spalle: Alessandro Castagnoli (voce, chitarra e synth) ha militato nei Dustcloak, semifinalisti al Rock Contest di Controradio nel 2011; Giorgio Caiazzo (batteria) e lo stesso Alessandro hanno suonato insieme nei Quarter Past One, altra band che a cavallo tra gli anni Zero e Dieci si è fatta notare al pubblico e agli addetti ai lavori. Completa la formazione, Francesco Zaniboni (basso, cori e voce).

Esaurite le precedenti esperienze, il gruppo si è lanciato in un’avventura tutta nuova, Two Hicks One Cityman, di cui "Ukiyo" è appunto il secondo capitolo in studio. “Questo termine – spiegano – ha due significati. Anzitutto, si tratta di una corrente artistica giapponese la cui opera più celebre è La grande onda di Kanagawa del pittore Hokusai. In secondo luogo, è un vocabolo diffuso in Giappone che indica un mondo fluttuante che si discosta dal ciclo buddhista di morte e rinascita. L’abbiamo fatto nostro in un’accezione diversa: la capacità di sentirsi in pace nonostante le avversità. Crediamo corrisponda al nostro stato d’animo durante il lungo processo di composizione del disco”.

A livello stilistico, "Ukiyo" è uno scrigno pieno di sorprese. Le radici sonore affondano ancora nel funk e nel soul, e in tal senso "Funk #88" rappresenta un ponte con il (recente) passato della band lombarda. Un pezzo dopo l’altro, tuttavia, si entra in mondi sempre nuovi, e in particolare in un synthpop di chiara matrice anni Ottanta. “Abbiamo ‘scoperto’ il mondo dei synth – affermano i tre – e abbiamo provato a immedesimarci in sonorità per noi inedite. Dal nostro punto di vista è una piccola svolta, in quanto l’attitudine è cambiata molto rispetto ai precedenti lavori, per quanto riguarda sia la composizione sia l’esecuzione. Sentivamo la voglia e la necessità di realizzare un lavoro più ricercato e pensato in ogni dettaglio, a differenza dei vecchi brani basati su istintività e indole live”.

Ecco allora che le pareti si fanno sintetiche, le tastiere affiancano le chitarre e la sezione ritmica, da sempre il cuore pulsante del progetto, spinge sull’acceleratore esattamente come accade nei concerti, la dimensione ideale per i tre mantovani.