La parola “cringe” segnalata tra i nuovi vocaboli, secondo l’Accademia della Crusca

Qualcosa di imbarazzante, quasi inquietante

Ti è mai capitato di usare la parola cringe?

Se la risposta è sì, sei una delle persona che ha contribuito alla popolarità di questo termine anglosassone nel nostro Paese. Popolarità che ora ha portato l'Accademia della Crusca a segnalare cringe tra i nuovi vocaboli!

Cringe si usa per descrivere qualcosa di così imbarazzante che finisce per suscitare vergogna e inquietudine in chi lo osserva. Insomma, quel qualcosa che ti fa reagire con questa espressione:

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Come riportano gli esperti di linguistica dell'Accademia della Crusca, è stato usato in una frase di lingua italiana per la prima volta nel 2012 su Twitter.

L'istituzione segnala quindi che il 2020 è stato il periodo in cui il vocabolo si è affermato, facendo insistentemente capolino su altri social: "Cringe è notevolmente diffuso su Instagram e Tik Tok". Anche alcuni importanti quotidiani lo hanno usato lo scorso anno, come il Corriere della Sera, la Repubblica e La Stampa.

Da cringe, ecco i derivati: cringissimo, il superlativo assoluto, e cringiare, il verbo.

A testimoniare la popolarità della parola cringe, c'è anche il singolo della rapper torinese Beba in featuring con Samurai Jay.

Il brano si intitola proprio "Cringe" e Roberta Lazzerini (il vero nome di Beba) usa il termine in voga sui social per descrivere proprio chi è ossessionato da Instagram e compagnia.

ph: adobe stock