16 anni e incinta: la storia di Sharon

Riflessioni sulla storia di Sharon, di nuovo protagonista di 16 anni e incinta

La prima puntata della nuova stagione di 16 anni e incinta (ogni giovedì alle 22.00 su MTV (Sky 130) e in streaming su NOW TV) racconta la storia di Sharon. I sessuologi di AISPA (Associazione Italiana Sessuologia e Psicologia Applicata) hanno analizzato la sua esperienza di giovane madre pronta ad affrontare la seconda gravidanza. 

Sharon, già mamma di Brandon (1 anno) è in attesa di Ilary. La gravidanza è arrivata inaspettata e per Andrea e Sharon non sarà facile. Hanno scoperto di diventare nuovamente genitori in un periodo di separazione, dovuto alle incomprensioni tra la madre di lui e Sharon. Accade a volte, che le famiglie di origine siano portatrici di difficoltà e problemi tra i partners. È bene però ricordarsi che ognuno di noi ha la facoltà di scegliere autonomamente chi avere a proprio fianco. Per quanto i genitori possono conoscere e capire i propri figli, arriva un momento in cui è necessario che si fermino e li sostengano nelle scelte, magari poi sbaglieranno, magari si rivelerà la scelta sbagliata ma è importante che sia libera e sentita. Purché sia fatta nel pieno rispetto di sé e degli altri, ogni scelta implica una presa di responsabilità. È quello che hanno fatto Andrea e Sharon, nel decidere di tenere Brandon e di formare una famiglia. La nascita del primo figlio li ha costretti a crescere in fretta, assumersi la responsabilità di genitori senza essere pronti nel farlo e a rivoluzionare la loro vita. In tutto ciò ci si mettono anche i problemi di lavoro di Andrea, rimasto disoccupato e in cerca di un nuovo impiego per poter garantire sostentamento alla famiglia che si sta allargando. Per i ragazzi non si preannuncia una situazione facile, visto i problemi che entrambi hanno con le rispettive madri. Oltre ad un rapporto teso con la madre di Andrea da una parte, vi è la totale mancanza della presenza di quella di Sharon dall’altra, che non si è mai fatta viva con la figlia nell’ultimo anno. Sharon non ha la fortuna di avere un buon esempio materno da cui prendere spunto, dovrà pertanto considerare la madre come un ”esempio negativo”, ovvero ciò che non vuole diventare. Non è un male, spesso è più facile sapere cosa non vogliamo o cosa non deve essere fatto piuttosto che il contrario. Per i primi mesi di vita di Brandon è stata aiutata dalla suocera ma ora, causa lontananza, dovrà cavarsela da sola. La cosa, in realtà, non la preoccupa più di tanto perché sostenuta, nel caso, dal papà e dal fratello che le sono stati sempre vicino. La sua più grande preoccupazione in questo momento, è il parto. E, proprio perché ha già avuto esperienza del primo, teme il secondo. Ogni parto è a sé. Ogni donna possiede una propria esperienza e un ricordo, positivo o negativo. Ciò che la preoccupa maggiormente è il dolore, visto che si ricorda ancora di quanto ha sofferto con Brandon. In realtà la percezione del dolore è molto soggettiva, ognuno di noi possiede una soglia di sofferenza fisica che ci consente di reagire in un dato modo allo stimolo doloroso. Ciò che potrebbe aiutare Sharon, e con lei ogni donna timorosa di soffrire troppo, è pensare che sono dolori fisiologici e utili, perché accompagnano ogni contrazione, e le contrazioni sono la prova che il parto procede con successo. Spesso le mamme arrivano impreparate, nonostante abbiamo partecipato ai corsi di preparazione. Dare la vita è un evento naturale, e il dolore è parte di esso. Non significa che bisogna per forza soffrire ma è necessario che le partorienti conoscano cosa sta avvenendo al loro corpo e, soprattutto, come possono gestire il dolore. Tecniche di respirazione, mindfulness, yoga, ipnosi: le opzioni sono molte e tutte facilmente accessibili. Sharon dovrà cercare di mettere in fondo alla mente il brutto ricordo e pensare che ognuno di essi è un’esperienza a sé, perché il parto possa diventare il suo più grande successo e non la sua più grande paura.

 

D.ssa Federica Casnici

Psicologa e sessuologa clinica.