For Honor (Recensione, PS4, Xbox One, PC)

Un campo di battaglia che ricorda più che altro un picchiaduro...

di DocManhattan

Ci sono uno svizzero, un giapponese e un italiano. Anzi, no: ci sono un vichingo, un samurai e un cavaliere, ma non è una barzelletta vintage. For Honor, action game di Ubisoft basato sul più feroce e improbabile dei conflitti, è in giro da qualche giorno e abbiamo trascorso ore e ore, sera dopo sera, a duellare con vichingi, samurai e cavalieri di mezzo mondo. È un hack and slash, un Dynasty Warriors multietnico? No, per niente. Immagina un picchiaduro molto tecnico e ti sarai fatto un'idea abbastanza efficace di quello che la parte migliore di For Honor ha da offrirti. Nota: non stiamo parlando del single player. 

Sì, For Honor ha una campagna da giocare in singolo, che si completa in poche ore e non ha altra funzione, in pratica, che farti fare un giro con tutti e dodici i personaggi disponibili nel gioco e un po' di pratica con il sistema di combattimento. Il che, intendiamoci, è importante, perché proprio nella complessità di un sistema apparentemente basilare For Honor trova il suo punto di forza. Ci sono due tipi di nemici: la carne da cannone, soggetti inutili che vanno giù al primo colpo, come avversari a biliardo ubriachi, e gli eroi, per stendere i quali dovrai aprirti un varco nelle loro difese.

Di base, il tutto funziona con una sorta di morra cinese: al posto del sasso-forbici-carta ci sono le tre direzioni (destra, sinistra, alto) verso cui puoi orientare la tua arma, per parare gli attacchi che provengono da quel lato e per colpire il nemico sul fianco scoperto con combo dei due colpi disponibili, forte e debole. 

For Honor recensione

A complicare sin da subito le cose ci sono però gli attacchi imparabili, le abilità specifiche e le caratteristiche dei singoli eroi. Alcuni hanno una portata maggiore grazie alle loro armi lunghe, altri sono letali nelle combo veloci di attacchi deboli, altri ancora sono in grado di stenderti con una carica. Poi c'è il fattore ambientale, perché puoi spedire i nemici a schiantarsi contro un muro, per prenderli poi a ginocchiate nei denti, oppure gettarli giù da una passerella o in un torrente. Vatti a rinfrescare le idee, Ciccio.

Aggiungi l'utilizzo di occasionali armi a distanza come bombe incendiarie, frecce e giavellotti, e il menu del single player è in tavola. Solo che lì, almeno al livello di difficoltà normale, è tutta una passeggiata di salute, durante la quale pochissimi avversari ti fanno perdere più di qualche secondo. Nel multiplayer, invece, indovina un po'? Esatto, tutto un altro paio di maniche.

For Honor recensione

È qui che dal martella-tasti in cui può tramutarsi presto la campagna in singolo si passa a un gioco più affine ai picchiaduro online. Parare e contrattaccare non basta, devi conoscere il tuo nemico (a Sun Tsu piace questa frase) e usare cervello e fegato. Il che, tradotto, vuol dire sfruttare le parry con uno stile di difesa più aggressivo e spregiudicato, ma anche puntare sulle finte: gli fai credere di caricare un colpo pesante, e via con un uno-due di attacchi deboli, tanto per iniziare.

Giocato online, For Honor è essenzialmente un titolo sportivo, però con una spada, una scure o una katana in pugno: in linea di massima è sempre il più abile a spuntarla, e l'unico modo per fare progressi è un'educazione siberiana autoimposta che trasformi in, ehr, preziose lezioni tutte le sveglie prese da ragazzini d'Oltralpe e tizi dagli improbabili nickname tedeschi. 

For Honor recensione

Purtroppo non tutto va sempre come deve, perché gli errori di disconnessione fanno sempre a tempo a rovinare una partita che sta andando per il verso giusto - evenienza non frequentissima, ma con il potere mutante di verificarsi sempre al momento sbagliato, ovvio - e perché le modalità a squadre si tramutano spesso in scene di bullismo digitale. La squadra rimasta in superiorità numerica mette sotto chi è rimasto vivo dell'altra, e si fa subito notte. Abbiamo assistito nel multi di For Honor, a dire il vero, anche a sporadici atti di vera cavalleria, con dei compagni di squadra che non interferivano nell'altro duello, dopo essersi sbarazzati del proprio compagno di danza. Il fair-play nei videogiochi, segno che forse un mondo migliore, un giorno, forse è ancora possibile...

Voto: 7.5/10
L'offline è una scampagnata per fare un po' di pratica e giustificare una trama che addirittura ci prova, sia pur senza troppa convinzione, a spiegare cosa diavolo ci fanno sullo stesso campo di battaglia vichinghi, cavalieri e samurai. L'online, cuore del gioco, è però in grado di divertire chiunque accetti la sua filosofia, che non è la via della spada, ma quella della pappina rimediata da cui imparare a giocare meglio. Quello, o la scuola di vita e autocontrollo "server maledetto, devi [IMPRECAZIONE VICHINGA MOLTO VOLGARE]".

For Honor è disponibile per PS4 (versione provata), PC e Xbox One. Tra vichinghi, samurai e cavalieri, i più forti erano storicamente gli abitanti del villaggio di Asterix, ma per una brutta storia di doping.