Intervista alla superstar dello snowboarding Travis Rice

Travis Rice è uno degli snowboarder del momento, tanto che la rivista Snowboarder Magazine lo ha incluso nella lista dei venti migliori rider degli ultimi vent'anni. Ecco l'intervista.
La rivista di riferimento Snowboarder Magazine gli ha assegnato la posizione numero tredici nella classifica dei venti migliori snowboarder degli ultimi vent’anni, è un mostro del freestyle e ha vinto praticamente tutto quello che c’era da vincere. Insomma, Travis Rice è sicuramente un pezzo da novanta dello snowboarding ed è un rider Lib Tech, Quiksilver, DC Shoes, Red Bull e Union. Nelle scorse settimana è capitato in Italia e i ragazzi di California Sports e Red Bull l’hanno dirottato sul lago di Como per fargli godere il panorama, un po’ di local food e fargli una bella intervista nella sede di Union Binding, brand di attacchi da snowboard. Foto e intervista sono di Giacomo Margutti. Travis, prima di tutto, hai già sentito Giacomo Kratter? No, non ancora sfortunatamente. Ma ci vediamo spesso quando vengo in Italia e se non riusciamo a incontrarci mi consiglia comunque dove andare a mangiare, mi gira qualche indirizzo a Milano o a Roma e devo dire che è una garanzia, ho visto posti incredibili che non sarei mai riuscito a scovare senza di lui, tra le migliori mangiate che mi sono mai fatto! Sono contento di essere in Italia e ora ho voglia di starmene un po' qui, tranquillo, a godermi i piaceri della vita. Parliamo di lavoro, come è andata la stagione? Molto bene direi! Ho lavorato su tanti progetti, negli ultimi due anni ho fatto tanta pre-produzione, soprattutto per l'Ultra Natural contest e poi stiamo preparando anche un nuovo Red Bull film, non vedo l'ora! Il Red Bull Ultra Natural contest è stato rimandato per un problema di palinsesto televisivo con le Olimpiadi, quindi purtroppo non potremmo farlo il prossimo anno. Mi dispiace, tengo molto a questo evento, abbiamo cambiato leggermente il format rendendolo ancora più emozionante… va bene così, abbiamo fissato i nostri obiettivi e ora siamo focalizzati sul 2015, probabilmente ci sarà anche una nuova location. E' un contest che ha bisogno di almeno un paio d'anni di preparazione. Sono molto soddisfatto di come è andata nella scorsa stagione, i rider che sono venuti erano felicissimi, sono andati via dicendo "Ragazzi, è stato il miglior contest di sempre, è fenomenale per lo snowboarding!". Vedere tutto questo entusiasmo è per noi una motivazione in più. Il mio obiettivo è sempre stato quello di creare un qualcosa che andasse al di là del singolo evento e se tutto va bene, tra 2-3 anni, potremmo cominciare a pensare di portare questo contest in Europa, qui è pieno di posti ideali per fare snowboard, siamo convinti si possa fare! E noi non vediamo l'ora! Parlaci del progetto a cui stai lavorando qui alla Union Bindings E' divertente per me lavorare su progetti diversi. Ho iniziato con la Union un paio di anni fa, e l'aspetto curioso è che questo è un brand che mi è sempre piaciuto. Quando ho avuto la possibilità di lavorare con loro beh… l'ho presa al volo! Così è stato anche per Lib Tech. Oltre al fatto di essere un fan della Union, mi piace lavorare con persone così motivate, il nostro grande obiettivo è quello di creare prodotti che possano essere funzionali per ogni tipo di rider. Cerchiamo di perfezionarli sempre di più, provando a mettere insieme forme e design con la funzionalità. E poi, è un piacere stare a contatto per una settimana con gente come Martino (Fumagalli, Brand Manager della Union Bindings, ndr) e la sua squadra, sono dei grandi professionisti, con tantissima esperienza alle spalle. Ero già stato qui lo scorso anno, avevo lavorato su modelli che sono usciti ora, i miei primi con la Union. E' un processo abbastanza complesso, ora per esempio lavoriamo su modelli che verranno lanciati tra due tre anni. Le persone pensano che gli attacchi siano una componente piuttosto semplice, ma poi quando li vedi da dentro scopri tutto un mondo che non ti saresti mai immaginato: è tutto studiato nei minimi dettagli, con materiali specifici, strumenti per modellarli, insomma… è un gran casino! Penso che gli attacchi siano la parte più tecnologicamente avanzata e complessa da realizzare nello snowboard, ancora di più delle tavole o degli scarponi. Ci sono parti morbide, parti dure, di plastica, di gomma. C'è una tecnologia avanzatissima dietro ogni attacco. Mettiamo un momento da parte lo snowboard. Com'è stata la tua esperienza con la crew di America's Cup? Lo scorso anno sono andato a vedere qualche gara di AC 45, ed è proprio lì che, considerata la mia passione per la vela, ho cominciato a parlare con Red Bull della possibilità di prendere parte in qualche modo alla Coppa America. E' uno sport che sta diventando sempre più popolare e che sta suscitando grande interesse e questo anche perché ora è decisamente più spettacolare: devo dire che fino a poco tempo fa le gare erano abbastanza noiose, ora invece è tutto diverso, le barche vanno a mille, il livello è salito e l'esito delle gare è diventato molto più incerto… è incredibile! E allora in primavera io e Jamie O'Brien, un surfer professionista della North Shore, siamo andati grazie a Red Bull ad allenarci per tre giorni con il team di America's Cup. Ci alzavamo alle 6 del mattino, allenamenti, strategia… insomma, facevamo tutto con loro. Io ho un catamarano di 48 piedi piuttosto simile a agli AC 45, è stata un'opportunità unica, ci siamo veramente sentiti parte del team. Abbiamo navigato per tre giorni, poi siamo tornati il mese successivo per partecipare ad una vera e propria prova di gara, con anche qualche responsabilità, insomma… abbiamo vissuto il team Oracle da dentro! Ci sono 160 professionisti che ci lavorano, e la AC 72, la barca che usano in America's Cup, è pazzesca, sembra un'astronave venuta fuori dalla NASA! Hanno speso centinaia di milioni di dollari per realizzare questo progetto, io come ti dicevo sono un grande appassionato di vela e sono molto contento che sia diventata così popolare e importante in tutto il mondo. Aver fatto parte di quel team, anche se solo per qualche giorno, è stata un'esperienza indimenticabile. E ora ogni volta che li vedo in gara faccio un tifo sfrenato davanti alla tv! Travis, tornando allo snowboard, quali sono i tuoi obiettivi per le prossime due stagioni? Devo dirti che sono molto contento di tornare al lavoro, sono passati già due anni dall'uscita di "Art of Flight" e da allora abbiamo lavorato su quello che volevamo fare nelle stagioni seguenti. Il più è fatto, ora dobbiamo andare avanti e io sono pronto! Ecco Travis, proprio riguardo a questo: io non ho nessun dubbio che tu ce la possa fare, hai sicuramente tutte le carte in regola per realizzare ancora qualcosa di incredibile… ma mi viene da chiederti se per te tutto questo è ancora divertimento o l'idea di doverti buttare in un nuovo progetto comincia a diventare un po' stressante. Mi spiego: nei vostri ultimi due film ("That's It, That's All" e "The Art of Flight") tu e la tua crew avete abituato il pubblico a dei livelli pazzeschi, non ti fa un po' paura ora l'idea di dover realizzare qualcosa all'altezza delle aspettative di tutti? O magari è proprio questo quello che ti fa divertire? Insomma.. ci deve essere un momento all'inizio di un progetto biennale in cui pensi "Caspita, e se qualcosa dovesse andare storto?", in fondo sarebbe umano, no? [Travis sorride, e questa sua reazione mi solleva, pensavo che dopo una domanda del genere mi tirasse un pugno in faccia] Beh, ovviamente un po' stressante lo è, proprio perché cerco sempre di prendere i miei progetti con il massimo della serietà. Per me e la mia crew ogni nuovo shooting è un passo in avanti e in tutta onestà le nostre aspettative e la nostra pressione sono molto più forti di quelle che arrivano da fuori. Ma arriva un momento in cui lo stress va via e pensi "Ok, fai tutto quello che puoi e sai fare" e allora vai e ce la metti tutta, cercando di mettere in pratica quello che hai imparato negli ultimi 10 anni, lavorando su qualità e quantità. Nei nostri film abbiamo messo insieme tante cose belle, ma c'è sempre qualcosa che si può fare meglio o diversamente. Nuove location in cui andare a girare, ci sono tanti posti che mi piacerebbe provare e anche un paio di persone con cui avrei sempre voluto fare snowboard. Penso che buttarsi in qualcosa di sconosciuto sia sempre positivo, la prendo come una nuova sfida, per capire se ce la puoi ancora fare. Io non so se alla fine riusciremo a ripetere quello che abbiamo fatto negli altri film, ma siamo decisamente ottimisti. Siamo una crew fantastica, abbiamo acquisito tanta esperienza nel corso degli anni, abbiamo imparato dai nostri errori, ora è solo questione di mettersi lì e lavorare. E' strano, lo snowboard è più che altro uno sport individuale ma la realizzazione di un film è puro gioco di squadra, e noi siamo una grande squadra, con un bel gruppo di snowboarder e una filming crew eccezionale. E poi, amiamo il nostro lavoro e per questo non vedo l'ora di iniziare! Come vedi le prossime Olimpiadi, soprattutto dopo tutte le discussioni che ci sono state sullo snowboard? Ora poi in nuovi contest come il Red Bull Ultra Natural ci sono rider che solitamente non prendono parte a eventi 'normali'… Le mie sensazioni sulle Olimpiadi sono contrastanti. Penso che lo snowboard sia uno sport molto dinamico che ti permette di fare tante cose, è veramente incredibile quello che i rider riescono a farci vedere. Non si può considerare come un qualcosa di separato e di certo non lo giudico perché 'diverso' da quello che solitamente si vede. Ci sono tanti posti nel mondo dove per esempio non ci sono montagne né neve, ma magari ci sono tanti ragazzi che vogliono comunque divertirsi su una tavola, magari fanno skate e poi vogliono provare a slidare i rail con una tavola da snowboard. Io sono stato fortunato, sono cresciuto in un posto dove c'era molta neve, ma da bambino l'unica cosa che volevo fare era slopestyle, halfpipe e trick di ogni genere. E quindi capisco bene il desiderio di competere in eventi di freestyle. E allora, quale migliore contest delle Olimpiadi? L'evento per eccellenza, con la possibilità di confrontarsi ai massimi livelli nella competizione più importante di tutte. Uno sport dinamico e fresco come lo snowboard non può essere considerato come altre discipline come, non so… il pattinaggio sincronizzato! Per cui, se la guardi da questo punto di vista, lo snowboard nel programma olimpico è terribile. Ma fino a quando si considerano le Olimpiadi come una vetrina internazionale dove i migliori talenti si possono esibire in slopestyle e in halfpipe nel modo in cui girano ora... beh, allora è incredibile. Se riescono a rendere giustizia al nostro sport mostrandolo nella giusta maniera, alla fine è un bene per quei rider che gareggeranno alle Olimpiadi, e sarà un bene per lo snowboard in generale. Ultima domanda, semplice semplice. Come ci si sente ad essere il numero 1? Non so, è difficile risponderti. Penso di essere tra i migliori nella mia disciplina, ma se dovessi competere con alcuni dei rider di pipe o slopestyle beh…probabilmente prenderei una bella batosta! C'è stato un momento nella mia carriera, una o due stagioni, in cui potevo far bene nei contest halfpipe degli X Games, magari vincere il Big Air, e allo stesso tempo dedicarmi alla parte di shooting. In quel periodo mi dicevo "Hey caspita, mi piace essere il numero 1". Ora invece sono contento di essere nella posizione di poter gestire i progetti su cui lavoro, lo snowboard è sempre al centro di tutto, specialmente con l'Ultra Natural contest e altri filming che facciamo, cerchiamo di mostrare al mondo cosa sia lo snowboard su strada, fuori pista. Perché ci sono tanti appassionati che lo fanno a grandi livelli, e noi vogliamo legittimare questa disciplina e darle più importanza e serietà possibile. Alla fine questa è è una piccola famiglia, e se facciamo bene beh…è tutta la famiglia che migliora.