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Emorragia dopo il parto

Perché e quando succede, quali sono i pericoli, le possibili cause e conseguenze.

Dopo i 9 lunghi mesi di gravidanza finalmente per la neo-mamma arriva il momento del parto e la tanto attesa possibilità di tenere in braccio e coccolarsi il suo bambino.

Con la nascita del bimbo infatti tutti pensano che il peggio sia passato: tutte le paure legate al parto infatti svaniscono e diventano un lontano ricordo. Purtroppo non è così: il periodo che segue la nascita del bambino, soprattutto le due ore successive al parto, sono invece un momento molto delicato per la salute della neo-mamma, in cui ci possono essere alcune complicazioni. Una di queste è l’emorragia post-partum, cioè una perdita di sangue eccessiva (maggiore di 500 ml in un parto vaginale) dopo la nascita del bambino che può rappresentare un serio problema per la mamma.

La domanda sorge spontanea: ma da dove viene questo sangue e perché si può avere un’emorragia?

Dopo la nascita del bambino deve uscire anche la placenta, cioè quella spugna da cui parte il cordone ombelicale, collegata all’utero della mamma, in cui scorre il sangue materno che nutre il bambino per tutta la gravidanza. È quindi la placenta che dà da mangiare al bambino.

Quando il bimbo nasce, la placenta che non serve più si stacca dall’utero e viene espulsa (viene detta anche fase di secondamento). Da questo momento è fondamentale che l’utero si contragga forte, in modo da “strozzare” i vasi sanguigni dell’utero collegati prima con la placenta che di colpo si trovano aperti. L’utero prende la forma di una palla, duro come una roccia, e così si blocca la perdita di sangue dall’utero stesso.

Con il parto è naturale perdere un po’ di sangue, ma se l’utero non si contrare bene (atonia uterina), i vasi sanguigni non si chiudono e continua ad uscire molto sangue; è per questo che si chiama proprio emorragia.

L’atonia post-partum non si può prevedere ma ci sono dei fattori che ne aumentano il rischio; degli esempi sono la sovradistensione dell’utero per una gravidanza gemellare, un travaglio di parto prolungato o una ritenzione di materiale placentare.

Per bloccare questa emorragia esistono diversi farmaci che ci permettono di far contrarre bene l’utero e nella maggior parte delle volte risolvono il problema; in alcuni casi però i farmaci non bastano e quindi si rende necessario andare in sala operatoria o fare delle trasfusioni di sangue.

L’atonia uterina è quindi la principale causa di emorragia post-partum (in quasi il 90% dei casi), ma esistono anche altre cause per cui la mamma può perdere molto sangue, ad esempio perché si hanno delle ferite vaginali causate dal passaggio del bambino oppure per problemi che la mamma ha nella coagulazione del sangue.

In conclusione è bene ricordare che l’emorragia post-partum è ancora oggi la principale complicazione materna legata al momento della nascita. In Italia, grazie all’eccellente livello di assistenza sanitaria che abbiamo, questo problema nella maggior parte dei casi non ha ripercussioni importanti sulla salute della neomamma ma nei paesi poveri o in via di sviluppo questa complicanza è tuttora la principale causa di morte materna.