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16 anni e incinta: la storia di Clarissa

Riflessioni sulla storia della quarta protagonista della nuova stagione

La quarta puntata di 16 anni e incinta (in onda venerdì alle 21.10 su MTV Sky 133 e NOW TV) racconterà la storia di Clarissa. I sessuologi di AISPA (Associazione Italiana Sessuologia e Psicologia Applicata) hanno analizzato il rapporto tra maternità e giovane età. 

Clarissa, diciannovenne, è fidanzata con Antony, ventitreenne ex calciatore. Scoprire dell’imminente arrivo del primo figlio ha colto entrambi di sorpresa tant’è che inizialmente la notizia della gravidanza ha portato la coppia a separarsi per un breve periodo. Questo fatto è molto comune nei casi di maternità precoce, soprattutto per il ritiro dalle proprie responsabilità del compagno oppure perché non vi è di base una progettualità di coppia. Prevalentemente questo rappresenta uno spaccato diffuso della situazione delle ragazze madri italiane che sono appunto single, vivono con la propria famiglia, hanno abbandonato gli studi e si trovano in difficoltà economica a causa della mancanza di un lavoro. La gravidanza ha segnato particolarmente Clarissa, soprattutto dal punto di vista fisico ed estetico, essendo una ragazza molto attraente e dedita costantemente a prendersi cura del suo corpo. Le giornate sono scandite da rituali di bellezza: creme, cerette, smalti e maschere per il viso; e ancora: piastre, forcine, arriccia capelli e bigodini. È inevitabile pertanto che la ragazza si preoccupi del suo aspetto fisico. La gravidanza non è solo una pancia che cresce ma con essa lievitano i fianchi e il seno, cambia l’assetto ormonale, gli organi interni si adattano all’utero che si dilata, la pelle e i capelli possono cambiare aspetto in meglio o in peggio (questo dipende dai fattori ormonali soggettivi).  La respirazione diventa più affannosa perché il cuore presenta un carico maggiore di fatica, il metabolismo diventa più lento come anche la digestione. Clarissa, così attenta alla linea e all’aspetto estetico, avrà tempo per ritrovare la forma perfetta, ma nel momento della gestazione occorrerà che si concentri con tranquillità sull’evento senza timore di non piacersi o di non piacere più. Se da una parte la ragazza è preoccupata per questo importante cambiamento, dall’altra sembra accettarlo, nonostante tutto, in quanto finalizzato alla nascita del piccolo ed è proprio il pensiero di abbracciarlo presto che le dà sollievo e speranza. Come tutte le neomamme, giovanissime e non, il timore principale va al parto, evento che la spaventa. Clarissa ha già però previsto come affrontarlo nella maniera a lei più funzionale, per questo motivo vorrà accanto a sé  Antony, la mamma e un’ostetrica amica di quest’ultima. Come nella quasi totalità dei casi la coppia ha trovato ospitalità dalla famiglia di lei. Per queste giovani madri è la mamma a trainare la figlia verso la condizione materna, sostenendola e affiancandola nell’accudimento del piccolo. Il rischio è però che la madre adulta, invece che assumere il ruolo di nonna e di esempio da seguire, si sostituisca alla figlia ostacolandola nello sviluppo del ruolo materno. Se i ruoli vengono mantenuti e la madre riesce ad essere un esempio invece che una sostituta, la figlia, con scarse competenze di accudimento, avrà la possibilità di faticare di meno nel far fronte in modo adattivo alle sfide dell’essere genitore. Il sostegno di chi le sta intorno, sia il esso il compagno che i familiari, è estremamente importante in quanto superare positivamente la transizione da adolescente ad adulto – genitore consente di poter prevedere una condizione di vita migliore: ripresa di eventuali studi interrotti, un’occupazione, reinserimento sociale, capacità di far fronte alle varie esigenze che il figlio incontrerà lungo il percorso di vita. In tutto ciò anche Antony avrà il suo ruolo, in quanto non solo dovrà sostenere la compagna prima, durante e dopo il parto in maniera costante, ma dovrà responsabilizzarsi e mantenere un’occupazione stabile che consenta al nuovo nuclei familiare di rendersi autonomo. Essere aiutati nei primi tempi rende più facile il passaggio adolescente – adulto – genitore ma il mantenersi troppo a lungo in una condizione di dipendenza porterebbe solamente al risultato opposto rimanendo essi stessi bambini da accudire.

D.ssa Federica Casnici